Descrizione
Il Castello di Miramare è la dimora che l'arciduca Massimiliano d'Asburgo si fece costruire a picco sul golfo di Trieste, sul promontorio di Grignano, a circa 6 km dalla stazione. Dentro ha ancora gli arredi originali dell'Ottocento; fuori, un parco di 22 ettari sul mare.
Massimiliano, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe e ammiraglio della marina austriaca, lo volle dal 1856 per sé e per la moglie Carlotta del Belgio. Il nome viene dallo spagnolo «mirar el mar», guardare il mare, in ricordo dei castelli spagnoli affacciati sull'Atlantico.
Il piano terra era l'appartamento privato della coppia, in stile neogotico e neomedievale. La stanza più curiosa è lo studio di Massimiliano, affacciato sul golfo e decorato come l'interno di una nave: l'arciduca amava la vita di mare.
Tra le sale ci sono anche la sala della musica, con il fortepiano su cui si esercitava Carlotta, la sala del trono e una stanza con i dipinti di Cesare Dell'Acqua che raccontano la storia di Miramare. In un'altra sala è esposta una raccolta di vasi orientali.
Il parco è nato su un promontorio carsico quasi spoglio. Massimiliano, appassionato di botanica, ci fece piantare alberi da mezzo mondo: cedri del Libano e dell'Himalaya, cipressi della California e del Messico, la sequoia gigante e il ginkgo biloba.
È un giardino all'inglese, fatto di sentieri tortuosi, specchi d'acqua e prati, senza un viale d'ingresso monumentale: era pensato come giardino privato. Nel verde si trovano il Castelletto, le serre, le rovine della cappella di San Canciano e il lago dei cigni.
Da Miramare, il 14 aprile 1864, Massimiliano e Carlotta salparono per il Messico sulla fregata Novara: su invito di Napoleone III lui ne era diventato imperatore. Nel 1867 fu fucilato a Querétaro, e la stessa nave ne riportò indietro la salma.
Carlotta era tornata a Trieste già nel 1866. Cominciò a dare segni di squilibrio mentale e fu rinchiusa nel Castelletto, dove la coppia aveva vissuto durante i lavori, prima di rientrare nel suo Belgio.
Nel Novecento il castello ebbe altri inquilini. Dal 1930 al 1937 ci abitò il duca Amedeo di Savoia-Aosta, che arredò le sue stanze in stile razionalista e sostituì le insegne asburgiche con croci sabaude; poi, fino al 1954, ci si insediarono i comandi delle truppe d'occupazione.
Da non perdere
• Lo studio di Massimiliano.
• La sala del trono.
• Il parco e i suoi alberi esotici.
• Il Castelletto.
Lo sapevi?
• Nell'abside della cappella di San Canciano, nel parco, c'è una croce fatta con il legno della fregata Novara.
• Al castello è dedicata l'ode «Miramar» di Giosuè Carducci, del 1878, sulla tragica fine di Massimiliano.
Massimiliano, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe e ammiraglio della marina austriaca, lo volle dal 1856 per sé e per la moglie Carlotta del Belgio. Il nome viene dallo spagnolo «mirar el mar», guardare il mare, in ricordo dei castelli spagnoli affacciati sull'Atlantico.
Il piano terra era l'appartamento privato della coppia, in stile neogotico e neomedievale. La stanza più curiosa è lo studio di Massimiliano, affacciato sul golfo e decorato come l'interno di una nave: l'arciduca amava la vita di mare.
Tra le sale ci sono anche la sala della musica, con il fortepiano su cui si esercitava Carlotta, la sala del trono e una stanza con i dipinti di Cesare Dell'Acqua che raccontano la storia di Miramare. In un'altra sala è esposta una raccolta di vasi orientali.
Il parco è nato su un promontorio carsico quasi spoglio. Massimiliano, appassionato di botanica, ci fece piantare alberi da mezzo mondo: cedri del Libano e dell'Himalaya, cipressi della California e del Messico, la sequoia gigante e il ginkgo biloba.
È un giardino all'inglese, fatto di sentieri tortuosi, specchi d'acqua e prati, senza un viale d'ingresso monumentale: era pensato come giardino privato. Nel verde si trovano il Castelletto, le serre, le rovine della cappella di San Canciano e il lago dei cigni.
Da Miramare, il 14 aprile 1864, Massimiliano e Carlotta salparono per il Messico sulla fregata Novara: su invito di Napoleone III lui ne era diventato imperatore. Nel 1867 fu fucilato a Querétaro, e la stessa nave ne riportò indietro la salma.
Carlotta era tornata a Trieste già nel 1866. Cominciò a dare segni di squilibrio mentale e fu rinchiusa nel Castelletto, dove la coppia aveva vissuto durante i lavori, prima di rientrare nel suo Belgio.
Nel Novecento il castello ebbe altri inquilini. Dal 1930 al 1937 ci abitò il duca Amedeo di Savoia-Aosta, che arredò le sue stanze in stile razionalista e sostituì le insegne asburgiche con croci sabaude; poi, fino al 1954, ci si insediarono i comandi delle truppe d'occupazione.
Da non perdere
• Lo studio di Massimiliano.
• La sala del trono.
• Il parco e i suoi alberi esotici.
• Il Castelletto.
Lo sapevi?
• Nell'abside della cappella di San Canciano, nel parco, c'è una croce fatta con il legno della fregata Novara.
• Al castello è dedicata l'ode «Miramar» di Giosuè Carducci, del 1878, sulla tragica fine di Massimiliano.