Descrizione
Il Faro della Vittoria è il grande faro che domina il golfo di Trieste dal poggio di Gretta. È insieme un faro vero, che guida le navi di notte, e un monumento ai marinai caduti nella Prima guerra mondiale.
Alto quasi 68 metri, fu costruito tra il 1923 e il 1927 su progetto dell'architetto triestino Arduino Berlam, modificato dopo un acceso dibattito da Guido Cirilli. La struttura in cemento armato che lo regge è invece dell'ingegnere Beniamino Battigelli. Sorge sui resti di un forte austriaco del 1854, a 60 metri sul mare.
Il basamento è di pietra d'Istria e del Carso. Sul fronte domina la statua del Marinaio Ignoto, alta 8,6 metri, ricavata da cento tonnellate di pietra di Orsera dal maestro scalpellino Regolo Salandini. In cima, sopra la lanterna, una Vittoria alata di bronzo alta 7,2 metri: entrambe sono opera di Giovanni Mayer.
Una grande lastra porta l'iscrizione «Splendi e ricorda i caduti sul mare», con gli anni della guerra. All'ingresso ci sono due proiettili della corazzata austriaca Viribus Unitis, e alla base un'àncora con la sua piccola storia.
Per tutti è l'àncora dell'Audace, la prima nave italiana entrata nel porto di Trieste nel 1918. In realtà viene da un'altra nave, la Berenice: la leggenda però ha resistito.
La forma non è casuale: la colonna fu disegnata, di proposito, come un fascio littorio capovolto. Riaperto alle visite nel 1986, il faro si visita solo fino alla prima terrazza, quella della parte monumentale, mentre la parte alta, con la lanterna, è chiusa al pubblico.
La lanterna, chiusa in una gabbia di bronzo e cristallo a 115 metri sul livello del mare, compie un giro completo in 30 secondi e si vede in media a 30 miglia di distanza. Il faro dipende dalla Marina Militare, che da Venezia gestisce tutti i fari dell'Adriatico.
Alto quasi 68 metri, fu costruito tra il 1923 e il 1927 su progetto dell'architetto triestino Arduino Berlam, modificato dopo un acceso dibattito da Guido Cirilli. La struttura in cemento armato che lo regge è invece dell'ingegnere Beniamino Battigelli. Sorge sui resti di un forte austriaco del 1854, a 60 metri sul mare.
Il basamento è di pietra d'Istria e del Carso. Sul fronte domina la statua del Marinaio Ignoto, alta 8,6 metri, ricavata da cento tonnellate di pietra di Orsera dal maestro scalpellino Regolo Salandini. In cima, sopra la lanterna, una Vittoria alata di bronzo alta 7,2 metri: entrambe sono opera di Giovanni Mayer.
Una grande lastra porta l'iscrizione «Splendi e ricorda i caduti sul mare», con gli anni della guerra. All'ingresso ci sono due proiettili della corazzata austriaca Viribus Unitis, e alla base un'àncora con la sua piccola storia.
Per tutti è l'àncora dell'Audace, la prima nave italiana entrata nel porto di Trieste nel 1918. In realtà viene da un'altra nave, la Berenice: la leggenda però ha resistito.
La forma non è casuale: la colonna fu disegnata, di proposito, come un fascio littorio capovolto. Riaperto alle visite nel 1986, il faro si visita solo fino alla prima terrazza, quella della parte monumentale, mentre la parte alta, con la lanterna, è chiusa al pubblico.
La lanterna, chiusa in una gabbia di bronzo e cristallo a 115 metri sul livello del mare, compie un giro completo in 30 secondi e si vede in media a 30 miglia di distanza. Il faro dipende dalla Marina Militare, che da Venezia gestisce tutti i fari dell'Adriatico.