Descrizione
Il Museo Ebraico Carlo e Vera Wagner racconta quattro secoli di vita della comunità ebraica di Trieste, in via del Monte, a due passi dal centro. Argenti rituali, tessuti, libri e documenti, in un edificio che fu a sua volta un pezzo di storia.
Il museo, aperto nel 1993, nacque per iniziativa della Comunità ebraica con il contributo della famiglia Wagner-de Polo. Dopo un riallestimento completato nel 2015 il percorso occupa due livelli, con tutti i contenuti anche in inglese.
Gli oggetti vengono soprattutto dalle quattro sinagoghe sorte in città tra il 1748 e il 1825, smantellate quando nel 1912 fu inaugurato il grande Tempio di Trieste. Il più antico pezzo esposto risale al 1593.
Fra i documenti spiccano un libro dei pegni di metà Seicento scritto a mano in dialetto triestino ma con caratteri ebraici, e le due patenti sovrane che l'imperatrice Maria Teresa concesse agli ebrei di Trieste il 19 aprile 1771.
Il percorso comprende anche il piccolo oratorio askenazita, creato a metà degli anni Venti da ebrei polacchi. Rimase in funzione fino al 1987 e ancora oggi, di tanto in tanto, vi si prega.
L'edificio stesso fa parte del racconto. Fu ospedale ebraico e poi, fino al 1941, sede dell'Agenzia ebraica: da qui passavano i profughi in fuga dai nazisti che a Trieste si imbarcavano per la Palestina o per le Americhe.
La sezione più toccante è dedicata alla Shoah e agli ebrei triestini deportati. Espone oggetti personali sequestrati alla partenza, rimasti dimenticati per decenni in un sotterraneo del Ministero del Tesoro a Roma e restituiti alla Comunità solo nel 2000.
Le altre sale parlano di spiritualità e tradizioni, della storia della Comunità e del suo legame con la Terra d'Israele, con l'aiuto di contenuti multimediali. Al piano superiore una sala conferenze ospita spesso incontri aperti a tutti.
Il museo, aperto nel 1993, nacque per iniziativa della Comunità ebraica con il contributo della famiglia Wagner-de Polo. Dopo un riallestimento completato nel 2015 il percorso occupa due livelli, con tutti i contenuti anche in inglese.
Gli oggetti vengono soprattutto dalle quattro sinagoghe sorte in città tra il 1748 e il 1825, smantellate quando nel 1912 fu inaugurato il grande Tempio di Trieste. Il più antico pezzo esposto risale al 1593.
Fra i documenti spiccano un libro dei pegni di metà Seicento scritto a mano in dialetto triestino ma con caratteri ebraici, e le due patenti sovrane che l'imperatrice Maria Teresa concesse agli ebrei di Trieste il 19 aprile 1771.
Il percorso comprende anche il piccolo oratorio askenazita, creato a metà degli anni Venti da ebrei polacchi. Rimase in funzione fino al 1987 e ancora oggi, di tanto in tanto, vi si prega.
L'edificio stesso fa parte del racconto. Fu ospedale ebraico e poi, fino al 1941, sede dell'Agenzia ebraica: da qui passavano i profughi in fuga dai nazisti che a Trieste si imbarcavano per la Palestina o per le Americhe.
La sezione più toccante è dedicata alla Shoah e agli ebrei triestini deportati. Espone oggetti personali sequestrati alla partenza, rimasti dimenticati per decenni in un sotterraneo del Ministero del Tesoro a Roma e restituiti alla Comunità solo nel 2000.
Le altre sale parlano di spiritualità e tradizioni, della storia della Comunità e del suo legame con la Terra d'Israele, con l'aiuto di contenuti multimediali. Al piano superiore una sala conferenze ospita spesso incontri aperti a tutti.