Museo Revoltella - Galleria d'Arte Moderna

Museo Revoltella - Galleria d'Arte Moderna

Via Diaz 27. (Apri la mappa)

Descrizione

Il Museo Revoltella è la galleria d'arte moderna di Trieste, in piazza Venezia: il palazzo di un barone dell'Ottocento con i suoi arredi intatti, più due edifici accanto pieni di pittura e scultura italiana dall'Ottocento al secondo Novecento.

Era la casa del barone Pasquale Revoltella, che alla sua morte, nel 1869, la lasciò alla città con le opere, i mobili e i libri. Nel 1872 il Comune ne fece un museo: la più antica galleria d'Italia dedicata proprio all'arte moderna.

Il palazzo, in stile rinascimentale, fu costruito nel 1858 su progetto del berlinese Friedrich Hitzig, allievo di Schinkel. Dentro si visita l'appartamento del barone, con pavimenti intarsiati, soffitti dipinti e stucchi originali, collegato da uno scenografico scalone elicoidale.

Nelle sale ci sono le opere raccolte da Revoltella: i gruppi in marmo di Pietro Magni, scene storiche, paesaggi e ritratti della prima metà dell'Ottocento.

Per ampliare la collezione, nel 1907 il Comune comprò il vicino Palazzo Brunner, aperto per intero solo nel 1963 dopo la ristrutturazione di Carlo Scarpa; poi si aggiunse Palazzo Basevi. Oggi i tre edifici offrono circa 4.000 metri quadrati di esposizione.

Il percorso sale di piano in piano lungo il tempo: gli italiani della seconda metà dell'Ottocento, i primi decenni del Novecento, gli artisti del Friuli Venezia Giulia e infine il secondo Novecento. In tutto sono circa 350 dipinti e sculture.

I nomi sono tanti e importanti: Canova, Hayez, Fattori, De Nittis, Medardo Rosso, de Chirico, Casorati, Morandi, Fontana, Burri. Allo scultore triestino Marcello Mascherini è dedicata un'intera sezione.

All'ultimo piano, quello del secondo Novecento, quasi tutte le opere furono comprate alle Biennali di Venezia, dalla prima del 1895 a quelle tra il 1948 e il 1968.

Il museo doveva portare «perennemente il nome Museo Revoltella» ed essere «giornalmente aperto al pubblico». Per gestirlo, nel testamento del 13 ottobre 1866, il barone aveva istituito un Curatorio. E anche le opere comprate dopo la sua morte furono pagate con le donazioni che lui stesso aveva fatto alla città.