Palazzo del Municipio

Palazzo del Municipio

Piazza dell'Unità d'Italia 4-5. (Apri la mappa)

Descrizione

Il Palazzo del Municipio occupa tutto il lato di fondo di piazza Unità d'Italia, a Trieste, di fronte al mare: una lunga facciata eclettica di archi, bifore e trifore, con al centro la torre dell'orologio. È la sede del Comune e il fondale di ogni foto della piazza.

Lo progettò il triestino Giuseppe Bruni e fu costruito tra il 1873 e il 1875, al posto del vecchio palazzo del Magistrato. Bruni ne riprese forme e caratteri, e il progetto piacque anche perché restava dentro la spesa prevista.

Da vedere c'è prima di tutto la facciata: due ali di quattro piani e un corpo centrale più alto e più decorato. Al piano terra gli archi a tutto sesto danno l'idea di un portico, mentre in alto le finestre si aprono a due e tre luci.

In cima alla torre dell'orologio due mori di bronzo battono le ore su una campana. I triestini li chiamano Micheze e Jacheze, dallo sloveno Mihec e Jakec. Bruni li volle in ricordo dei due mori della torre del Mandracchio, l'antica porta del porto demolita nel 1838.

Quelli sulla torre oggi sono copie: gli originali, fusi da Fausto Asteo da Ceneda e in funzione dal gennaio 1876, furono tolti nel 1972. Dopo più di trent'anni in magazzino sono stati restaurati e collocati all'ingresso del castello di San Giusto.

All'inizio il palazzo ai triestini non piacque affatto, e lo ripagarono con una serie di soprannomi. "Palazzo Cheba", cioè gabbia per uccelli; "Palazzo Sipario", perché nascondeva alla piazza le case malandate della città vecchia; e ancora "Budel de Lionfante" e "Castel de Mandolato".

Dalla sua piazza sono passate pagine opposte della storia d'Italia. Nel 1938, da un palco davanti al Municipio, Mussolini annunciò le leggi razziali. Il 4 novembre 1954, dal balcone centrale, il presidente Luigi Einaudi e il sindaco Gianni Bartoli salutarono la folla che festeggiava il ritorno di Trieste all'Italia.

Alle spalle, verso largo dei Granatieri, l'edificio fu ampliato tra il 1937 e il 1940: la nuova ala si collega alla vecchia attraverso un cortile semicircolare, pensato come sala di consultazione per l'archivio.