Risiera di San Sabba

Risiera di San Sabba

Via Giovanni Palatucci 43. (Apri la mappa)

Descrizione

La Risiera di San Sabba è l'ex stabilimento per la pilatura del riso che i nazisti trasformarono in lager nel 1943, alla periferia di Trieste. Fu l'unico campo in Italia dotato di un forno crematorio; oggi è monumento nazionale e museo civico, un luogo di memoria.

Il complesso fu costruito nel 1898 per lavorare il riso. Dopo l'8 settembre 1943 divenne un campo per i militari italiani catturati, poi, da fine ottobre, un «campo di detenzione di polizia» nel Litorale adriatico, controllato direttamente dal Terzo Reich.

Qui furono rinchiusi, torturati e uccisi partigiani e oppositori politici italiani, sloveni e croati, insieme a civili presi nei rastrellamenti: tra duemila e cinquemila vittime, secondo stime ancora discusse. Per oltre 8.000 deportati fu invece la tappa verso Auschwitz e gli altri lager: dei circa 1.450 ebrei passati da qui, solo una ventina fecero ritorno.

Il complesso, ristrutturato dall'architetto Romano Boico, è diventato museo nel 1975 e conserva i luoghi del campo. La cella della morte era quella in cui i prigionieri aspettavano di essere uccisi e cremati, spesso nel giro di poche ore.

Accanto restano le diciassette celle, dove fino a sei persone attendevano l'esecuzione per giorni o settimane; le prime due servivano per la tortura. Qui sono stati ritrovati migliaia di documenti d'identità sequestrati a detenuti e deportati.

Nell'edificio di quattro piani, in grandi camerate, stavano gli ebrei e i prigionieri destinati alla deportazione: uomini e donne di ogni età, e bambini anche di pochi mesi. Dove sorgeva il forno, una piastra metallica ne segna il posto e una stele ricorda la ciminiera.

Il museo occupa i locali che allora servivano da obitorio ed espone oggetti e documenti donati dagli ex deportati. La Sala delle Croci mostra una selezione di beni sottratti agli ebrei triestini, donati dalla Comunità ebraica di Trieste.

Il forno entrò in funzione il 6 aprile 1944, per bruciare i corpi di una settantina di ostaggi fucilati il giorno prima a Villa Opicina. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 i nazisti in fuga lo fecero saltare per cancellare le prove; tra le macerie furono trovate ossa e ceneri umane.

La giustizia arrivò tardi. Il processo si aprì a Trieste solo nel 1976, dopo trent'anni di istruttoria, e condannò in contumacia il comandante Joseph Oberhauser. Non scontò mai la pena: morì libero a Monaco di Baviera nel 1979.

Da non perdere
• La cella della morte.
• Le diciassette celle.
• Il luogo del forno crematorio.
• Il museo.

Lo sapevi?
• Dopo la guerra la Risiera fu usata come centro di accoglienza per i profughi italiani dell'esodo giuliano-dalmata.